Eccovi la settima e ultima parte di
un'intervista che ho fatto all'amico, musicista, pensatore e attivista Gilad
Atzmon a settembre di due anni fa.
Friday, 1 February 2013
Monday, 21 January 2013
Vediamola in un contesto più ampio: è un ordine di Madame
Tutti sull'attenti, cari Àp0ti, poiché la Signora ha parlato e, a quanto sembra, oggi non ha la pazienza di stare ad aspettare quei perditempo che si ostinano a soppesare le notizie o fare qualche ricerchina prima di ingozzare in toto gli slogan del momento. Nossignore, quello che conta è che l'ignobile atto di prendere in ostaggio centinaia di lavoratori nell'impianto per l'estrazione di gas naturale In Amenas in Algeria è stato perpetrato da uomini malvagi, una cellula dell'Impero del Male noto come Al-Qaida in the Islamic Maghreb – o AQIM, per quei telespettatori che hanno qualche difficoltà a ricordare i paroloni – e questo è tutto ciò che ci occorre conoscere. Forse che non ci basta sapere che tra le vittime ci sono cittadini USA-europei, e quindi importanti per definizione, non certo come quelle morti di civili africani – pertanto insignificanti – che i bombardamenti dei nostri paladini NATO hanno provocato durante le prime azioni in Mali?
Smettiamola di affaticarci la testolina con cose che non capiamo e rivolgiamo piuttosto un orecchio di cieca fiducia ai mainstream media, sempre pronti a venire in nostro aiuto per semplificarci la vita e dirigere la nostra attenzione sui punti più rilevanti. Per il nostro bene, eccoli esposti in una succinta lista:
1– Questo atto è stato rivendicato dal perfido Mokhtar Belmokhtar: si tratta naturalmente del leader di un gruppo affiliato ad Al-Qaida, il cui nome – si sa – è una garanzia.
2– Il pericolo del terrorismo islamico è sempre più reale in quella regione (obbligatoriamente definita come “volatile”) e occorre dunque convenire che i sacrosanti sforzi della NATO di debellare questa terribile minaccia (che – ça va sans dire – è più vicina all'Europa di quanto non si creda) vanno applauditi e appoggiati.
3– Tutt'al più si può dire che le forze armate algerine siano state un po' birichine: come si permettono di procedere all'azione militare per liberare gli ostaggi senza prima attendere il permesso dell'Occidente, sapendo benissimo che tra il personale dell'impianto c'erano cittadini del nostro Mondo Libero?
Non preoccupiamoci più di tanto del punto No.3 per il momento: tralasciamo quindi il fatto che la Francia non si era certo consultata con la sua ex-colonia prima di passare all'azione militare in Mali, pur sapendo benissimo che questo bel bagno di sangue si sarebbe inevitabilmente riversato in Algeria di lì a poco. E d'altronde questo episodio si è già rivelato un ottimo pretesto per taluni costernati portavoce di varie organizzazioni non-governative per ricordare al mondo, en passant, che “Le informazioni [dall'Algeria] ci arrivano con il contagocce perché, ricordatevi, l'Algeria è uno stato militare, sapete […] e c'è una sua riluttanza a condividere informazioni con la comunità internazionale”, per concludere – a beneficio dei duri d'orecchie – che “Tutto è cominciato [in Algeria] con un partito all'opposizione che chiedeva più libertà, più diritti […] e gli algerini hanno risposto in modo rapido e brutale a questa opposizione”.
Questo lamento si unisce quindi alle profezie di quegli analisti ed esperti che, già nell'agosto 2011, gongolavano di gioia alla prospettiva che anche all'Algeria venisse inflitta una bella primavera araba, preferibilmente con una pioggia di armi da parte dei paesi occidentali a beneficio degli eroici-ribelli-amanti-della-democrazia, etc etc...
In altre parole, non preoccupiamoci adesso per l'Algeria: verrà presto il momento di una bella rivoluzione colorata anche laggiù, come siamo certi i discreti servizi occidentali preparano già da tempo.
No, concentriamoci piuttosto sugli altri due punti: i media dimenticano, con leggendaria non-chalance, di menzionare il fatto che questo perfido Mokhtar Belmokhtar - Khaled Abu al-Abbas per l'anagrafe, e noto anche come Mr. Marlboro – già nel novembre 2011, raccontava tutto compiaciuto in un'intervista con ABC News di come avesse beneficiato enormemente di grosse quantità di armi prelevate dall'arsenale di Muammar Gheddafi e consegnategli da non meglio identificati individui. Ohibò, chi mai? Che si fosse trattato della fatina buona dei lanciarazzi RPG?
Beh, forse il periodo storico di quel novembre 2011 può essere d'aiuto per capirci un po' di più.
Varrebbe la pena infatti ricordare (ma tu va' a sapere come mai i media sembrano essersene dimenticati) che il novembre 2011, a poco più di un mese alla morte di Gheddafi, vedeva il solerte e vittorioso comandante del Consiglio Militare di Tripoli, Abdelhakim Belhadj, recarsi in Siria e in Turchia e impegnarsi a procurare armi, addestramento e combattenti al cosiddetto Esercito Libero Siriano, allo scopo – presumibilmente – di creare dieci, cento Libie.
Ora, soffermandosi un po' su questo grazioso individuo, Abdelhakim Belhadj, al quale la NATO aveva generosamente offerto sostegno perché, sapete, combatteva per la libertà, la democrazia e tutta quella bella roba là, potrebbe essere utile ricordare che questo signore era l'emiro del Gruppo dei Combattenti Islamici Libici al tempo della sua fusione con Al-Qaida in Maghbreb nel 2007 – un connubio che era stato annunciato dal celebre egiziano inventore della Jihad Islamica, Ayman al-Zawahiri in persona – e riportato in un rapporto pubblicato dal centro di studi militari USA Combating Terrorism Center at West Point (p. 9). Del resto non c'era bisogno di una fusione ufficiale con Al-Qaida per assegnare al Gruppo dei Combattenti Islamici Libici l'etichetta di terroristi, visto che si era già provveduto a farlo nel lontano 2004, nella lista del Consiglio di Sicurezza ONU, del Dipartimento di Stato USA e dell'Home Office britannico (p.5). Lo stesso Belhadj, nel suo piccolo, è tuttora sospettato di essere coinvolto nell'attentato a Madrid del 2004.
Ora, siccome i media sanno che sarebbe un po' troppo complicato dover spiegare che uno dei nostri preferiti paladini per la libertà, appoggiato dalla coalizione NATO durante la guerra civile in Libia, avesse un curriculum di cotanto rispetto e che, mentre elargiva generosamente ai combattenti siriani armi sottratte all'arsenale di Gheddafi, non sia da escludere che ne abbia fatte arrivare anche al collega Mokhtar Belmokhtar, hanno preferito glissare elegantemente su tutti questi dettagli. Non si vorrà mica contraddire il canuto senatore John Mc Cain, il quale garantiva a suo tempo che i buoni combattenti di Benghazi e dintorni non erano affatto terroristi, ma patrioti che combattevano per il loro paese, e che avevano bisogno di tutto il nostro appoggio, etc etc? La prova schiacciante che non si trattasse di terroristi, naturalmente, era che glielo avevano assicurato personalmente loro. Visto? Nulla di cui preoccuparsi.
Sicché, quando l'adorabile Hillary Clinton ci ricorda che quest'ultima azione è un atto di terrorismo, procedendo poi a spiegarci che è tale in quanto perpetrata da terroristi (a beneficio di quanti fossero nell'erronea opinione che gli autori della recente crisi degli ostaggi in Algeria fossero dei gelatai), ricordiamolo, è bene interiorizzare le sue sagge parole e “vedere la situazione in un contesto più ampio”, come dice Madame in persona.
Senza esagerare però, OK?
Thursday, 10 January 2013
Sunday, 30 December 2012
Il 'Chi?' Errante - parte 6
Eccovi la sesta parte di un'intervista che ho fatto all'amico, musicista, pensatore e attivista Gilad Atzmon a settembre dell'anno scorso (peraltro già apparsa sul suo sito).
Wednesday, 26 December 2012
La “strage del pane a Natale”: contraddizioni e mancanza di prove nei video dell’opposizione
di Marinella Correggia
È troppo chiedere ai media di analizzare le denunce e i materiali video che ricevono, facendosi le classiche domande: chi, come, se, perché, cui prodest eccetera? Non lo hanno fatto, né in Italia né all’estero, di fronte alla cosiddetta “strage del pane” ad Halfaya, Siria, 23 dicembre: “Mig di Assad uccidono trecento persone mentre in mille facevano la fila per il pane”.
Gli oppositori dell’Osservatorio siriano per i diritti umani basato a Londra e dei Comitati di coordinamento locali hanno diffuso video che proverebbero un bombardamento dell'aviazione siriana (Mig russi) contro mille civili in coda per il pane ad Halfaya. Perché? Per ritorsione contro l’avanzata dell’opposizione armata, sostengono i media.
Mandare un aereo a massacrare per ritorsione persone inermi affamate e per di più intorno a Natale, sarebbe non solo un atto diabolico ma anche suicida. Quel che ci vuole per tirarsi addosso l’ira armata del mondo, alienandosi anche chi continua a sostenere il negoziato anziché interventi militari.
Tanto più che in Siria e dunque nel mondo infuria quel che l'emittente Russia Today ha definito guerra chimica delle parole (con governo e gruppi armati a reciprocamente accusarsi dell’uso di armi vietate; ma solo le accuse dei gruppi armati sono tenute per buone). E tanto più che nello stesso giorno arrivava a Damasco l’inviato dell’Onu Lakdar Brahimi per parlare con il presidente Assad.
Eppure le notizie e i video sul 23 dicembre sono ripresi da tutti i media internazionali – e italiani – esattamente nella versione proposta dall’opposizione, senza avanzare dubbi di natura giornalistica sulle “prove video” le quali mostrano molte contraddizioni e nulla rivelano sui colpevoli, né sulla dinamica.
L’unica cosa certa, come per tantissime immagini e notizie su questa orrenda guerra fomentata, è che ci sono morti.
LA GUERRA MEDIATICA NON SI CHIEDE “CHI COSA COME PERCHE
Madrina della “notizia” è stata la tivù satellitare saudita al Arabiya, con la cifra di 300 uccisi che ha rotto ogni argine nella diffusione della notizia. La tivù saudita non è nuova agli exploit: nel febbraio 2001 un suo twitter lanciò la enorme e tragica bufala dei “diecimila morti in Libia”, una strada senza ritorno. Nel poco tempo in cui l' Ansa ha dato per certo il numero di 300 morti la notizia – poi ridimensionata, questa è stata posta in testa alla home page del sito, dopo il ridimensionamento è tornata in una posizione meno visibile. Poche ore dopo, l’emittente qatariana al Jazeera metteva in evidenza la denuncia di “attivisti” di Homs per i quali sette persone sarebbero morte per aver inalato un gas sconosciuto.
In questi giorni (è una coincidenza?) i paesi del Golfo si sono incontrati e hanno parlato anche di Siria. Inoltre, nei giorni festivi o prefestivi ci sono meno notizie, addirittura mancano i quotidiani (a ferragosto e natale), le agenzie staccano almeno per qualche ora completamente. Quindi le notizie hanno una "persistenza" molto maggiore. Insomma una notizia in un giorno del tipo ferragosto, Natale, capodanno, può avere un impatto molto superiore a una notizia analoga uscita in un giorno feriale qualsiasi.
Oltre a ciò i media, non solo italiani, prendono per buone le denunce dell’opposizione senza cercarne le prove.
Per il Tg3: “Novanta morti secondo fonti ufficiali, oltre 300 secondo il canale satellitare al Arabiya”. Per il Tg3, dunque, “ufficiale” è la fonte dell’Osservatorio siriano di Londra.
Surreale anche il Fatto quotidiano (versione stampata) del giorno 24 dicembre: “Nessuno si aspettava che lo spietato regime siriano avrebbe fermato i suoi jet carichi di bombe e il lancio di scud, per concedere ai cittadini siriani di fede cristiana di prepararsi al Natale” (eppure, come tutti sanno, i cristiani in Siria sono nel mirino non dei Mig e degli Scud ma dei gruppi armati dell’opposizione islamista). Il Fatto online cita l’emittente saudita, con le sue fonti: testimoni oculari e attivisti anti-regime dei comitati locali (Lcc) e dall'Osservatorio per i diritti umani.
Qualche richiamo internazionale. Dall’agenzia Reuters: “Decine di persone uccise e molte altre ferite in un attacco aereo governativo contro una panetteria, domenica, secondo gli attivisti” (…); “se confermato, l’attacco ad Halfaya, presa dai ribelli la settimana scorsa, sarebbe uno degli attacchi aerei più mortali nella guerra civile in Siria”. Come prova si citano i video e un “attivista” locale: “Quando sono arrivato sul posto c’erano pile di corpi a terra, e fra questi donne e bambini” (NB. L’attivista non parla di aerei) (…) “I residenti di Halfaya parlano di 90 morti, l’Osservatorio di Londra di 60”.
Cifre in libertà anche sulla CNN (che almeno fin dal titolo precisa che è una denuncia dell’opposizione): secondo i Comitati di coordinamento locale – che riforniscono di notizie l’Osservatorio a Londra – “sono state uccise oltre 100 persone ma il numero è destinato a salire; un attivista ha visto la sepoltura di almeno 109 persone”. (…) L’attivista locale – sono sempre chiamati attivisti anche gli armati – spiega che “gli addetti dell’ospedale hanno dichiarato che l’area del panificio non era raggiungibile” (NB. Come mai se Halfaya è nelle mani dei gruppi armati?). Subito dopo lo stesso attivista sostiene che “gli ospedali non riescono a curare tutti i feriti”.
Ma le contraddizioni sarebbero state molto maggiori se i media si fossero dati la briga di analizzare per bene i video portati come prova…
LE SMENTITE IGNORATE
Naturalmente quasi nessuno riporta la smentita del governo di Damasco, veicolata dalla agenzia Sana. Eccola, per un po’ di par condicio: “Gruppi terroristi hanno attaccato la cittadina di Hilfaya e commesso crimini contro la popolazione (…) per poi girare video in modo da accusare l’esercito siriano di questi crimini. Residenti di Hilfaya hanno accusato i gruppi armati di aver attaccato il dispensario e la municipalità” (NB. Un video mostra armati trionfanti sui tetti di questi edifici). “Gli abitanti hanno detto di aver chiamato l’esercito il quale ha affrontato i terroristi eliminandone un gran numero”. La Syrian TV ha analizzato i video sottolineando le incongruità nelle denunce verbali che accompagnavano le immagini e le non corrispondenze fra lo stato e il numero dei corpi (e l’essere questi tutti uomini) e la denuncia di un massacro per via aerea su una folla enorme di donne e bambini.
ANALISI DEI VIDEO. COSA E’ SUCCESSO DAVVERO AD HALFAYA, E NON SOLO?
Gruppi di persone sparse in diversi paesi (Siria inclusa) si sono permesse il lusso di ignorare entrambe le versioni (essendo esse di parte) e di studiare i video. Tutte le loro versioni – e il buon senso – concordano nel dire che a) i video non sono credibili perché sono contraddittori, b) i video non portano alcuna prova sul colpevole e sulle circostanze.
Ci soffermiamo su questi due link:
http://www.youtube.com/watch?v=-wO9fGIQdqA#t=09m41s
e
https://www.youtube.com/watch?v=SpFyiom7Nog
Rileviamo quanto segue.
http://www.youtube.com/watch?v=-wO9fGIQdqA#t=09m41s
e
https://www.youtube.com/watch?v=SpFyiom7Nog
Rileviamo quanto segue.
- Non c’è traccia di passaggio di aerei e nessun segno che possa indicare chi ha sparato e in quale circostanza e contro chi.
- Non ci sono donne e bambini fra gli uccisi, i quali ultimi sembrano meno numerosi di quanto denunciato.
- Nessun indizio per capire che si tratti di un panificio, anzi… un particolare mostrerebbe la messinscena: nel video un uomo depone per terra un pane tondo tradizionale, sul sangue. Per mostrare al mondo che si trattava di una panetteria? Poco dopo un’altra mano raccoglie il pane. Ma come ha tradotto il Tg1 della Rai sul suo sito? "Uno scatto fra gli altri testimonia la strage, quello di un ribelle che raccoglie una tradizionale pita, il pane siriano, da una pozza di sangue". A conclusioni simili sono arrivati anche gli attivisti europei di Mediawerkgroep Syrië
Ed ecco l’analisi del sito siriano Syriatruth che non è governativo né sostiene l’opposizione armata: “Anche volendo trascurare la solita "coincidenza" tra la strage e l'arrivo di Brahimi a Damasco, da una prima analisi dei filmati emergono alcune incongruenze rispetto alle notizie poi diffuse:
- non si vedono donne o bambini, eccetto una donna e un ragazzo, forse solo dei passanti; e tutte le vittime sono uomini adulti.
- Il numero massimo delle vittime dovrebbe essere tra i 20 e i 30 (cifra ben distante dai 90 di cui si parla, figuriamoci dai 300!).
Se i primi due elementi possono ridimensionare la tragedia, ma non diminuirne la gravità, il terzo sembra più significativo:
- dalle immagini non risultano macerie tali da far pensare a un bombardamento aereo, non ci sono tracce dell'impatto della bomba o missile lanciato dal presunto Mig, ma solo un foro sull'edificio e rovine di piccola entità, più facilmente riconducibili a un ordigno di modesta portata. Questo particolare genera un altro quesito: da dove arrivano le macerie visibili sotto l'edificio? Non certo dall'unico foro che sembra visibile.
- Ulteriore interrogativo: se, come si racconta, sono state colpite delle persone in fila per il pane, perché si vedono solo corpi al di fuori della struttura e l'interno non è quasi inquadrato? E come mai è ancora quasi perfettamente integro?
- Un altro particolare riguarda la data: in un video più volte si ribadisce che è sabato 21 dicembre; mentre in un altro si parla del 23 dicembre.
- Il luogo, poi, è pieno di gruppi armati, alcuni in uniforme, altri in abiti civili, ma comunque armati (in una scena è chiaramente visibile che uno di loro toglie un kalashnikov dalle mani di un cadavere)”.
Non si sa dunque cosa sia successo. Le ipotesi sono diverse e nessuna per ora verificabile, ma la più assurda è proprio che un Mig bombardi sotto gli occhi del mondo mille persone in fila per il pane. Le vittime potrebbero essere come in altri casi (ad esempio il “massacro di Tremsheh”), membri di gruppi armati utilizzati per creare un altro possibile casus belli contro il governo siriano. Il sito potrebbe in effetti essere stato bombardato dall’esercito, negli scontri che avvengono quotidianamente con l’opposizione armata, in ambito anche urbano, là dove la guerra è stata portata. Poiché non ci sono prove che fosse un centro per la distribuzione del pane al momento della tragedia, potrebbe essere stato uno spazio preso dai gruppi armati pe r fabbricare esplosivi ed essere esploso. C’è poi chi (come la radio Irib) sostiene che potrebbe essersi trattato di un colpo portato da una delle fazioni dell’opposizione all’altra, piazzando un ordigno in piena città.
Non si sa. Quel che è certo è che a causa della guerra, delle sanzioni, dei furti il pane scarseggia.
Abbondano invece le “notizie” di bombardamenti aerei su file per il pane e panifici: il Consiglio nazionale siriano, un po’ detronizzato dalla neonata Coalizione di Doha, denuncia alla tivù satellitare saudita un attacco a Homs con dieci bambini morti; e i Comitati di coordinamento di Homs parlano di un bombardamento aereo a Talbise, anche lì colpito un panificio (e un ospedale da campo) con vari morti fra cui bambini e donne. Anche lì, sul “chi, come, se, perché” non ci sono prove.
La disinformazione legittima l’ingerenza anche militare e quest’ultima aumenta la guerra e i morti, in un perfetto circolo vizioso.
CASI PRECEDENTI: GLI AEREI DI GHEDDAFI E IL MERCATO DI SARAJEVO
Ricordiamo en passant che la guerra Nato in Libia dovette molto, nella fase di preparazione anche mediatica, alle denunce senza prove circa i Mig governativi che massacravano manifestanti pacifici. Tutto falso, si è scoperto. Ben presto, ma troppo tardi.
Ricordiamo anche alcuni episodi a Sarajevo negli anni 1990. Citando Michel Collon, giornalista belga da tempo attivo sulle “menzogne di guerra”:
“Il 27 maggio 1992 una bomba uccide almeno sedici persone che facevano la coda davanti a una panetteria a Sarajevo; un centinaio i feriti. Subito vengono accusati gli assedianti serbi. Il Consiglio di Sicurezza Onu decreta sanzioni economiche contro quel che rimane della Jugoslavia, ovvero Serbia e Montenegro, accusata di appoggiare i serbi di Bosnia. Un’inchiesta sui responsabili, effettuata in seguito all’Onu, non verrà mai pubblicata. Il giornale britannico The Independent spiegò in seguito: ‘I responsabili delle Nazioni Unite e alti funzionari occidentali ritengono che alcuni dei peggiori massacri a Sarajevo, e anche la strage del pane, siano stati compiuti dai musulmani, difensori della città, e non dagli assedianti, per forzare un intervento militare occidentale’. (…) I due attentati che colpirono il mercato di Sarajevo nel febbraio 1994 e nell’agosto 1995 si possono far risalire alla stessa strategia. Il primo arrivò giusto per far fallire il piano di pace proposto dagli europei di fronte all’intransigenza degli Usa e del leader musulmano della Bosnia, Izetbegovic (la percentuale degli statunitensi favorevoli a un attacco armato contro i serbi passò d’un colpo da un terzo a oltre la metà). Il secondo legittimò i massicci attacchi contro le postazioni serbe intorno a Sarajevo”. Aggiungiamo che mesi dopo la prima strage di Markale, 5 febbraio 1994, Jasushi Akashi, delegato speciale ONU per la Bosnia, dichiarò alla Deutsche Presse Agentur che un rapporto segreto Onu aveva attribuito da subito ai musulmani la paternità della strage, ma che il Segretario Generale Butrous Ghali non ne aveva parlato per ragioni di opportunità politica. Poco tempo dopo Akashi venne rimosso dall'incarico.
Sunday, 23 December 2012
UK Column: propaganda di regime sulla Siria
La seguente trascrizione è un estratto dal programma UK Column.
Brian Gerrish e Mike Robinson in studio, discutono gli ultimi sviluppi in Siria con Patrick Henningsen in collegamento.
Patrick Henningsen: C'è molto da discutere per quanto riguarda la Siria, ma ci sono stati alcuni cambiamenti nella scorsa settimana di cui vale la pena parlare: il primo è che Washington – il presidente Obama, tramite i suoi portavoce a Washington – conferma di stare dalla parte dell'opposizione, ma questa volta la qualifica, precisando che ci sono “buoni ribelli”e “cattivi ribelli”, ammettendo che ci sono anche i cattivi (che sono difatti piu numerosi dei buoni ribelli, e sono in realtà quelli che Washington e i loro alleati NATO e nei paesi del Golfo hanno sostenuto fin dall'inizio): quindi, cerchiamo di leggere tra le righe della propaganda, che originalmente cercava di instillare nel pubblico la nozione che ci fosse un movimento di riforma democratica in Siria, e che questo fosse il tema della ribellione: la verità è che questo “movimento di riforma” è tutto fuorché un movimento democratico, ma un movimento di guerriglia militarizzato sponsorizzato dall'esterno e sostenuto a molti livelli dalla NATO e dai loro alleati, i quali vogliono replicare ciò che avevano ottenuto in Libia: senonché è molto più difficile intervenire nello stesso modo utilizzato in Libia – che richiederebbe una No-Fly Zone, seguita da massicci bombardamenti per indebolire le strutture di sicurezza dello stato in Siria. Un'altra cosa interessante è che le voci sulle armi chimiche sono adesso in primo piano: si possono vedere i vari video che sono apparsi su YouTube: i terroristi dell'Esercito Siriano Libero che mostrano queste armi chimiche, implicando la loro intenzione di utilizzarli – con conseguenze devastanti. Ma se c'è mai qualcuno intenzionato a usare queste armi, non sarà certo il governo siriano – quello sarebbe un suicidio, perché darebbe all'Occidente il pretesto per un'invasione: ci sono poi dei rapporti che puntano al fatto che alcune di queste armi chimiche nelle mani dei guerriglieri ribelli siriani potrebbero provenire dalla Libia, e ci si dovrebbe domandare come siano arrivate dalla Libia fino in Siria: facevano parte dell'arsenale di Gheddafi? Inoltre, in scala più ampia, abbiamo parlato di Putin e Lavrov: io credo che la posizione della Russia sia stata molto coerente tutto questo tempo, e un fatto importante che Lavrov ha evidenziato è che nel regime di Assad, le minoranze etniche e religiose hanno sempre goduto di protezione nel paese, senza essere soggette a intimidazioni da parte di dottrine estremiste islamiche, come si è visto invece in altri paesi all'indomani della Primavera Araba: gli ebrei a Damasco sono stati protetti per parecchi decenni sotto il regime di Assad, cosi come i cristiani, i curdi e molti altri, quindi la Siria è (o era) una nazione-stato, prima ancora di essere altre cose - come “nazione islamica”, un califfato e così via: ma il piano dell'Occidente è di rovesciare il regime di Assad e rimpiazzarlo con regimi islamisti più estremi, il che garantirà disordini interni per molti decenni a venire. E se guardi il curriculum della Siria, per quanto riguarda i paesi confinanti (Israele per esempio), è un curriculum praticamente immacolato: la Siria ha onorato i trattati di pace per quanto riguarda le alture di Golan, per esempio; quindi, tutta questa campagna per dipingere Bashar al Assad come un dittatore di latta non ha funzionato molto bene, nonostante sia stata messa in moto attraverso i soliti canali di propaganda: il suo curriculum non mostra questi fatti, e nelle sue interviste viene fuori come molto forbito. Quello che sta succedendo, credo, è che stiamo vedendo un ritorno alle politiche di potere della Guerra Fredda – molto differenti da quelle della narrativa della Guerra al Terrore che hanno indirizzato le politiche estere dell'Occidente negli ultimi decenni: è una nuova arena quella in cui stiamo incappando
Mike Robinson: Vorrei evidenziare quest'ultimo articolo sul New York Times: sembra che [i media] siano sempre più disperati per trovare qualcosa contro Assad: ora lo stanno accusando di usare missili scud contro i ribelli; ufficiali del dipartimento di stato hanno dichiarato: “Abbiamo visto il regime siriano usare missili scud contro la sua stessa gente”: senonché, naturalmente, i ribelli – per la maggior parte - non sono esattamente la sua stessa gente.
Brian Gerrish: Vorrei solo aggiungere a tutto ciò un mio commento su una cosa che trovo molto interessante, e cioè che che non ci viene mostrata alcuna forma di materiale probatorio per sostenere queste dichiarazioni fatte nei media, che si tratti di media americani, britannici o intenazionali: considerando che gli americani dispongono di un'eccezionale sistema di sorveglianza, fotografia satellitare o sul territorio, sarebbe piuttosto semplice mostrare autentiche prove per corroborare le loro dichiarazioni: quindi, se effettivamente missili scud sono lanciati contro la popolazione, allora vorrei vedere le prove perché, ovviamente, adesso sappiamo che tutte le informazioni che furono a suo tempo utilizzate per giustificare l'invasione in Iraq erano corroborate da dossier di intelligence: per quanto completamente fittizi e adulterati fossero questi dossier, perlomeno qualcuno si era dato la pena di mettere insieme delle false prove e di diffonderle. Qui invece tutto ciò che abbiamo è un gruppo di media che spargono queste affermazioni, scopiazzate da dichiarazioni di vari portavoce . È per questo che io sono molto sospettoso quando li sento parlare di armi chimiche, di missili scud, di questo e di quest'altro senza alcun materiale corroborante.
Patrick Henningsen: Bisognerebbe ricordare quando, poco prima della Risoluzione 1973 sulla No-Fly Zone in Libia, ci fu l'ambasciatrice americana all'ONU Susan Rice – una posizione piuttusto in alto nella gererchia, direi – che faceva affermazioni al Consiglio di Sicurezza, secondo le quali Gheddafi stava distribuendo pillole di Viagra ai suoi soldati, incitandoli ad andare in giro a stuprare libici e libiche. Ora, tutto questo potrà sembrarti ridicolo adesso, ma quella storia era in sostanza ripetuta da tutti i media mainstream: quel tipo di menzogne ha il potere di influenzare l'opinione pubblica, che le storie siano ridicole o meno: permettono al pubblico di abituarsi a certe idee, cosicché, quando arriva il grande annuncio su una No-Fly Zone, o che si stanno per mandare truppe sul territorio, non c'è tutto quell'oltraggio da parte del pubblico come ci sarebbe senza quel background. Menzogne del genere ne abbiamo viste molte, soltanto l'anno scorso abbiamo visto la “storia-dei-bambini-strappati-dalle-incubatrici 2.0”, adattata alla Siria, e io ne aveva scritto a suo tempo: il livello di disinformazione è incredibile: per fortuna non ci sono soltanto i media mainstream, ma anche media un po' piu sani, che fanno un gran lavoro di debunking. Persino la BBC era stata colta con le mani nel sacco, cioe nell'atto di usare fotografie di massacri - attribuiti al regime di Assad - ma che in realtà erano state scattate in un altro paese e molto tempo prima.
L'intero programma si trova a questo link:
Friday, 14 December 2012
Chi ha diffuso il falso documento sul nucleare iraniano?
Il 27 novembre, la Associated Press ha pubblicato un dossier che avrebbe dimostrato che l'Iran stava sviluppando una bomba nucleare. L'agenzia stampa affermava che quasta indiscrezione era l'ultima di una serie di simili fughe di notizie ai media da parte di “ufficiali di un paese critico nei confronti del programma nucleare iraniano”. Tuttavia, l'autenticità del documento, contenente un diagramma che calcolava la forza esplosiva di una bomba nucleare, èadesso fortemente messa in dubbio. Un'analisi del documento trapelato, apparsa sull'ultimo numero del Bulletin of the Atomic Scientists lo ha definito estremamente grossolano oppure uno scherzo progettato da dilettanti. Il Bulletin, una pubblicazione specializzata fondata da fisici coinvolti nel Manhattan Project, ha dichiarato “poco probabile la realizzazione del documento da parte di ricercatori scientifici impiegati a livello nazionale”. La domanda ovvia a questo punto è chi abbia fatto trapelare il documento in questione e perché. Un articolo sul giornale britannico The Guardian cita anonime fonti tra “ufficiali nell'Occidente” i quali affermano che il diagramma, così come varie precedenti indiscrezioni di simile provenienza, sarebbe stato diffuso da Israele in un tentativo di suonare l'allarme e attirare pressioni internazionali su Tehran. Se così fosse, gli autori di questa “soffiata” si sarebbero dati la zappa sui piedi, al punto di aver messo in discussione la credibilità dell'inchiesta sul programma nucleare condotto dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA). In particolare perché il documento trapelato faceva parte di un dossier di informazioni segrete sul programma nucleare iraniano, messo insieme dalla IAEA, il quale formava a sua volta un insieme di informazioni atte a giustificare una nuova serie di penali e sanzioni imposte all'Iran dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea a novembre del 2011. La domanda che molti ufficiali delle Nazioni Unite si stanno ora ponendo è, se questo documento dovesse effettivamente essere uno scherzo, come potrà a questo punto la IAEA garantire sulla veridicità degli altri documenti nel suo dossier iraniano. E Israele, con il suo un interesse personale nel convincere il mondo che il programma nucleare iraniano rappresenta una reale minaccia per i paesi confinanti, è costantemente attivo nel fornire simili falsificazioni alla IAEA? Un non meglio identificato diplomatico UE che ha rilasciato una dichiarazione al Guardian ha assicurato il quotidiano che il documento “è solo un piccolo fotogramma di ciò su cui la IAEA sta lavorando, nonché parte di una ben più vasta collezione di dati provenienti da multiple fonti”.Il diplomatico ha aggiunto che la IAEA era a conoscenza del “grave errore” in quel particolare documento ancora prima che fosse diffuso nei media. Il giornale, con sede a Londra, cita anche David Albright, un esperto nucleare all'Institute for Science and International Security a Washington, il quale ha affermato che “chiunque [abbia trapelato il documento] ha messo a repentaglio la credibilità della IAEA e le ha reso il lavoro più difficile”.
Originariamente pubblicato il 13 dicembre su IntelNews.org
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